domenica 14 luglio 2024

MILETO La prima Capitale

Secondo la tradizione la città sarebbe stata fondata dai milesi dell’Asia Minore, verso la fine del V secolo a.C., a seguito del saccheggiamento e della distruzione della loro patria da parte dei Persiani, durante quella che viene definita rivolta ionica.



Le origini di Mileto, pur ricondotte dal Barrio - storico del '500 - al periodo greco, sono verosimilmente da riportarsi all'epoca bizantina quando la città, conquistata dai normanni, divenne capitale della contea di Ruggero I d'Altavilla. Sono comunque stati rinvenuti i resti di una villa romana del II secolo d.C., risalenti quindi a epoche precedenti.

Sarcofago di Ruggero I d'Altavilla (oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

La città è sede vescovile fin dall'XI secolo, quando proprio Ruggero I il Normanno ottenne la fondazione dell'episcopato da papa Gregorio VII. La diocesi di Mileto, venne fondata nel 1985 unificando le diocesi delle tre città indicate nell'attuale nome. La diocesi di Mileto fu la prima di rito latino nel Mezzogiorno d'Italia, dopo che il rito greco-bizantino aveva sostituito il rito romano, acquisì notevole importanza nei secoli anche grazie alla sua vastità e ai privilegi fondativi di cui era portatrice.

Dopo il terremoto del 1783 che distrusse l'antica città, la nuova Mileto sorse a circa 2 chilometri a ovest in una terra chiamata "Villa del vescovo". Nel 1799 il cardinale Fabrizio Ruffo vi si fermò per radunare il suo esercito chiamato della "Santa Fede", e da qui si mosse per riportare Ferdinando IV di Borbone sul trono del Regno di Napoli. Il 28 maggio 1807 la cittadina vide lo scontro tra l'esercito napoletano e quello francese che, agli ordini del generale Reynier, vinse la battaglia di Mileto conquistando il dominio della regione per circa un decennio. 




L'area occupata dalla città antica appare oggi come una vasta congerie di ruderi. Le scarse risorse economiche disponibili, per le istituzioni preposte alla ricerca e alla tutela, non hanno consentito fino a ora di portare avanti scavi archeologici e letture stratigrafiche degli alzati finalizzate alla comprensione e allo sviluppo della città normanna e prima ancora dell'insediamento bizantino. Le campagne di scavo di tipo scientifico sono state poche e limitate a pochi giorni di intervento (nel 1995 e nel 1999 e in diversi periodi degli anni successivi). In precedenza Paolo Orsi, nel 1916, aveva condotto una breve campagna di scavo durante la quale era stato messo in luce il piano della basilica, che aveva evidenziato la presenza di marmi, colonne e capitelli e cornici decorate da ovoli e fogliame sparsi per tutta l'area circostante. L'area abbaziale, sulla base degli scavi recenti, risulta costruita su un banco di arenaria bianca che, relativamente alla parte indagata, non presenta tracce di costruzioni antecedenti.

Sulla base dei materiali ritrovati è stato possibile stabilire che la pavimentazione dell'importante struttura era stata realizzata in porfido rosso e serpentino verde connessi sicuramente all'attività di spoglio di altri monumenti più antichi. Non sono molti i resti riconducibili alla fase romanica della chiesa, sia perché l'area indagata non è molto estesa ma anche per via del fatto che nell'area sono avvenuti molti cambiamenti. Nonostante la limitatezza del tempo è stato possibile incrementare la conoscenza su alcuni particolari aspetti scaturiti ad esempio dal recupero di diversi frammenti vitrei riconosciuti come i resti delle ampie vetrate di epoca normanna.

Interessanti i reperti ceramici anche se in massima parte si tratta frammenti recuperati genericamente nell'area e quindi decontestualizzati. Vanno ricordate le ceramiche dipinte a bande rosse con motivi decorativi costituiti da spirali oppure da onde, o ancora le cosiddette invetriate monocrome dipinte, che accanto a quelle acrome (prive di decorazione) e da fuoco costituiscono le classi più numerose. Al XII secolo sono riconducibili alcuni frammenti di ceramiche dipinte e invetriate su ingobbio pertinenti a forme quali bacini, coppette troncoconiche ed emisferiche, apode (senza piede) o con piede ad anello. La decorazione è espressa da virgole in rosso alternate da filetti concentrici in nero manganese, oppure da puntini in rosso alternati da filetti lineari sempre in manganese. Anche i motivi zoomorfi (con soggetti animali) sono rappresentati insieme con quelli antropomorfi (figure umane) come ad esempio la coppetta con cavaliere e cavallo dove viene usato anche il colore blu.

Da evidenziare che negli ultimi anni per opera dell'archeologo Francesco Cuteri è ripresa, seppur lentamente, l'attività di scavo nel Parco archeologico, nel frattempo costituito. La maggiore attenzione è stata riservata al momento alla zona relativa all'antico episcopio e alla cattedrale posti all'interno del perimetro cittadino. Notevoli e altamente promettenti sono stati i ritrovamenti fatti nel corso degli ultimi dieci anni con campagne di scavo e sondaggio mirate anche se brevi.





































































 

mercoledì 5 giugno 2024

GROTTA DI TRACHINA - PALMI - REGGIO CALABRIA

La grotta Trachina trova il suo sito proprio in mezzo alla vegetazione virile di questo luogo così selvaggio, quasi per nulla abitato, raggiungibile solo grazie ad una stradina di campagna che serpeggia un tratto di costa tra brevi fazzoletti di terra coltivati e l’aspro territorio di flora e fauna tipicamente mediterraneo.



Di tipo carsico e soggetta ad erosione marina (si trova esattamente a 95,24 metri di quota sul livello del mare) la grotta Trachina è stata più volte, nel tempo, danneggiata da continue frane che ne hanno sconvolto l’originaria struttura. Nel sito esistono due ambienti separati da una conformazione rocciosa naturale, di ampie dimensioni, ma collegati da uno stretto cunicolo interno alla grotta. Il primo ambiente, rivolto con l’entrata a Sud-Ovest, presenta un avvallamento nel suo punto più centrale. Il secondo ambiente ha l’entrata rivolta a Nord ed ha dimensioni ridotte rispetto al primo Ci sono state due campagne di scavi che hanno interessato la grotta: nel 1991 e nel 1993, entrambe a cura del dell’Istituto Italiano di Archeologia Sperimentale di Genova per conto della Soprintendenza Archeologica della Calabria, sotto la direzione di prof. Vincenzo Tiné dell’Università di Genova su incarico della dr.ssa L. Costamagna. Gli scavi sono stati, successivamente, completati dalla dott.ssa Rossella Agostino della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria, nel 1995.



I rinvenimenti nell’area interna del riparo sotto-roccia sono stati, in entrambe le campagne di scavo, sempre piuttosto scarsi se non per quanto riguarda i resti faunistici di roditori, bue, maiali, ovicaprini, conigli selvatici, galli. Disposti su 12 livelli stratigrafici, gli scavi hanno dimostrato una frequenza umana nell’ambiente a partire da una tarda età del Bronzo Finale (anni 1150-900 a.C. circa),


Livello storico dal 1 al 5 

Epoca arcaica e classica. In questi livelli le ceramiche hanno una tipologia di impasto tipica. Rilevante importanza rivestono i ritrovamenti di tradizionali forme ceramiche di uso quotidiano, acrome e invetriate di produzione seminarese, che fanno supporre una frequentazione umana della grotta anche nel periodo medievale. (Livello 1) In corrispondenza di questi livelli sono stati portati alla luce anche i resti di una staccionata, allineata, con resti di ossa, quale organizzazione interna adibita a ricovero di animali. Rinvenuti anche gusci di gasteropodi marini, soprattutto della Patella. Evidentemente erano parte integrante dell’alimentazione i molluschi marini raccolti lungo le coste. Anche nel periodo imperiale romano la grotta Petrosa fu ampiamente utilizzata, prova un focolare e resti di vasellame acromo a fuoco, da mensa in vernice rossa. (Livello 2) In corrispondenza del livello 4 abbiamo il periodo greco con i ritrovamenti, in una buca, di resti animali ed un fondo di skyphos a vernice nera, nonché vari elementi di materiale ceramico. E’ da considerare che nel territorio di Palmi ci sono pochissime segnalazioni di materiali cronologicamente compresi tra l’età di Thapos e il V secolo a.C. Fa parte del livello greco anche il rinvenimento di una particolare struttura di forma semicircolare, in ciottoli; l’utilizzo di questo elemento non è ben chiaro, probabile altare cultuale, confermato dal ritrovamento di resti zooarcheologici quali ossa di maiali appena nati, che, per questa caratteristica, lasciano escludere l’idea un uso alimentare ed anche la considerazione che il culto della dea Demetra necessitava la presenza del maialino. Nello stesso strato è stato trovato anche il guscio di una tartaruga, anche questo probabile elemento legato ai culti legati alla terra. Livello 6 Epoca del Bronzo Finale (anni 1150-900 a.C. circa). Si tratta di un periodo storico in cui cessarono le importazioni micenee e si diffuse una cu


Livello 6 Epoca del Bronzo Finale (anni 1150-900 a.C. circa). Si tratta di un periodo storico in cui cessarono le importazioni micenee e si diffuse una cultura denominata “protovillanoviana” abbastanza attestata nell’Italia Settentrionale. Nello stesso periodo si diffuse anche il rito della incinerazione e dell’inumazione dei cadaveri. All’interno delle sepolture maschili di questo periodo storico è frequente ritrovare spade, pugnali, probabilmente per via di una prima fase di organizzazione di civiltà guerriere.Le sepolture femminili sono corredate con strumenti per la filatura, monili anche d’oro. Inizia la diversificazione degli strati sociali. Nel primo ambiente, la grotta Trachina ha rivelato un ampio livello di massicciata con focolare e ritrovamenti di materiale ceramico.



Livelli 6B, 7 e 8B Particolarmente interessanti, questi tre livelli, per il ritrovamento di due cocci di ceramica che rendono unica la grotta Trachina di Palmi. Si tratta di ceramica figulina di importazione dall’area egea, probabilmente di tradizione mesoelladica, forse di importazione micenea dalla Isole Eolie. Questo proverebbe che l’area fu nelle rotte del commercio miceneo nel periodo del Bronzo Antico Bronzo Medio.  




Le indagini effettuate sui ritrovamenti rendono, la grotta in esame, un punto di riferimento fondamentale e unico nella Regione Calabria, soprattutto per quanto concerne le relazioni tra il litorale calabrese e il resto del bacino mediterraneo e della reale importanza che, certamente, rivestiva la comunità qui stanziata nel commercio del Mondo Antico; nonché il rapporto tra civiltà indigena calabrese e civiltà Micenea.